Arte Orafa

Arte Orafa nella Cultura Celtica

di Jean de Galibier

 

L’arte celtica rivisitata in tutte le sue forme è la più grande fonte di ispirazione per gli artisti moderni, dai disegnatori agli scultori, dai grafici agli orafi.

Diecimila anni fa l’Era del Ghiaccio lasciò finalmente la presa nel Nord Europa e scomparve a poco a poco per lasciare un paesaggio di montagne, vallate, laghi e pianure. Popolazioni nomadi si distribuirono in tutto il continente e, nel 7500 a.C., i primi umani si insediarono in Irlanda. Tremila anni più tardi queste comunità, basate sulla caccia, furono seguite da altri colonizzatori, agricoltori con uno stile di vita più sedentario, dediti a particolari rituali ed allo sviluppo di diversi settori come l’agricoltura, l’ingegneria e l’arte. All’inizio dell’Età del Bronzo (2500 a.C.) il metallo era utilizzato per abbellire, per cui si crearono così bellissimi gioielli, divenendo la lavorazione sempre più sofisticata man mano che si passò all’impiego anche di oro e argento; all’Epoca del ferro (3000 a.C.) le popolazioni che attraversavano l’Europa condivisero vari stili e forme artistiche.

Un’arte antica, affascinante, misteriosa ed incredibilmente raffinata se si pensa che si sviluppò già nella prima Età del Ferro quando i gioielli costituivano la massima espressione della cultura di una popolazione. Erano il legame indivisibile tra uomo e natura, animale e spirito, realtà e divino, bellezza e mistero. Ed è stata proprio la terra, alla quale tutte le cose appartengono, a custodire gelosamente questi “preziosi”, frutto di una altissima abilità manuale e di avanzate tecniche per la lavorazione del metallo, per restituirci lo specchio delle antiche civiltà.

Gli orafi etruschi si aprirono alle tecniche orientali, raggiungendo una perfetta padronanza delle tecniche di saldatura, filigrana e delle fini granulazioni che portarono alle splendide produzioni del VI e V secolo avanti Cristo, oggi tanto ammirate. Ma tali tecniche giunsero dalle steppe dell’est anche ai popoli celtici.

 

Gli antichi Greci e Romani fanno riferimento ad alcune di queste popolazioni europee quali i “Celti” ed i primi abitanti dell’Irlanda dividevano in comune con essi questo patrimonio europeo. I complessi modelli d’arte e le lavora zioni di “La Tène” si diffusero in tutta Europa, Irlanda compresa.

In gioielleria i Celti operavano tradizionalmente con leghe di oro argento e rame.

una tomba di un principe celtico del VIII secolo avanti Cristo, ritrovata a Saint Roman de Jalionas (Isère – Francia) ci ha restituito tutta una serie di gioielli aurei che ci conferma come i Celti possedessero, già in date remote, una raffinata tecnologia orafa. Tra gli altri pezzi si può ammirare uno spillone a testa vasiforme che ripete i modelli bronzei più antichi, un classico torques a torciglione con piccoli bottoni terminali che richiamano anch’essi lo stile dell’epoca del bronzo e un braccialetto a cerchietti martellati. Solo un secolo dopo, la parure della Principessa di Vix (fine del VI secolo a.C.) ci mostra tecniche di realizzazione molto più raffinate.

La connaturale predisposizione artistica dei Celti fece sì che ogni oggetto prodotto dai loro artigiani, non solo gioielli e armi, ma anche attrezzi e strumenti di uso quotidiano risultassero mirabilmente rifiniti e curati nei minimi particolari, non solo nella qualità dei materiali ma anche nell’esecuzione delle linee curve che seducono l’occhio dell’osservatore e rendono l’oggetto gradevole al tatto oltre che estremamente “moderno” nella sua funzionalità. E questo vale ancor più per i reperti di epoca lateniana. Bulini, cesoie, falcetti, foderi di spada come bracciali, torques e spille, divengono così altrettanti pezzi unici, tutti diversi uno dall’altro e personalizzati con cura anche quando servono ad uno stesso umile impiego. Articoli di uso quotidiano con nobiltà di opere d’arte.

Il torques, come gioiello precipuo della nobiltà guerriera celtica, rappresenta un ottimo esempio delle loro capacità artistiche e metallurgiche già in epoche remote e in zone nord europee molto lontane dalle influenze mediterranee. Derivati da collari in ferro e bronzo a doppio uncino, i torques a tamponi discoidali o terminanti con ispessimenti a sfera sono forme più tarde e tipici delle zone più a nord.

Oltre alla lavorazione di oro e argento, gli artigiani celtici impiegarono massicciamente l’uso dello smalto per l’ornamentazione policroma dei loro lavori in metallo. Composto da vetro di quarzo con piccole aggiunte di piombo e di rame, lo smalto utilizzato dai Celti era sempre di color rosso, e veniva alternato a intarsi ed incastonature in corallo. Talvolta la fusione produceva biossido di rame, causando una colorazione verde sporco dello smalto, per cui l’orefice doveva intervenire nuovamente con un ulteriore riscaldamento e con un’operazione di riduzione (eliminazione dell’ossigeno).

La pasta fusa dello smalto vetroso veniva inserita nelle incisioni ove la si lasciava poi raffreddare e solidificare prima della politura finale. I massimi risultati in questo campo furono raggiunti dai Celti delle isole Britanniche dal III secolo a.C. sino al periodo precedente l’invasione romana, come testimoniano i ritrovamenti di scudi, specchi di bronzo, morsi da cavallo, bracciali e mille altri oggetti di uso quotidiano decorati con intarsi a smalto rosso. Gli scavi documentano comunque il proseguio della produzione di oggetti decorati a smalto anche nei secoli successivi all’invasione romana, come per lo scudo del I secolo d.C. ripescato dal Tamigi.