Numero 8 – Aprile 1999

Sommario del numero 8:

Editoriale pag. 1

I Cromlech del Monsorino
di Adriano Gaspani pag. 3

Sciamanismo Celtico
di Giorgio Spertino pag. 8

Cenni di simbologia delle Cattedrali
di Linda Bartalucci pag. 11

I Leys
di Arthur Breizh pag. 17

Agenda: Manifestazioni Celtiche di Marco Violet pag. 20

Simbologia Celtica
Il Corvo pag. 2

Recensioni:
Le Gallie dal “De Geografia libro IV” di Strabone pag. 7


Editoriale

Chi parla di “cultura celtica” pensa spesso all’Irlanda, o tuttalpiù alla Scozia e al Galles, dimenticando che stanziamenti e tradizioni celtiche ben antecedenti si trovano anche in Bretagna Francese, in Borgona e e Belgio. Ma ciò che spesso è dimenticato persino dagli addetti ai lavori è che ancor più antichi sono gli insediamenti celtici in Austria Italia e centro Europa.

A ricordarci l’antichissima cultura celtica di Golasecca, con il suo solito taglio archeo-astronomico apre questo numero della “Revue”, puntuale e circostanziato, l’articolo di Adriano Gaspani sui “Cromlech del Monsorino”.

Il secondo intervento affronta un’altra “vexata quaestio” degli studi celtici: si può o meno parlare di sciamanesimo celtico? Benché completamente esautorata di credibilità, tra gli altri, dai fondamentali lavori di Guyonvarc’h e di Le Roux, la tesi di un presunto sciamanesimo celtico continua a sopravvivere in alcuni ambienti parascientifici ed ha certamente tratto nuovo impulso dalle recenti mode new age e neo-spirituali di questa fine millennio. In questa ottica si inserisce il contributo di Giorgio Spertino che analizza le diverse tradizioni mitologico letterarie che più si prestano a giustificare in ambito scientifico questa tesi.

“Cenni di simbologia delle cattedrali” di Linda Bartalucci conclude la disamina del fenomeno culturale architettonico esploso sul finire del Medioevo che, iniziata nello scorso numero 6 della “Revue” con un taglio più storico-strutturale, prosegue ora con un occhio particolarmente attento al confluire nel cristianesimo delle varie tradizioni europee preesistenti e ai loro simboli profondi che diedero impulso e radici antiche a quel particolarissimo momento di rinascita spirituale che portò ad innalzare verso il cielo le guglie di marmo delle cattedrali gotiche e romaniche.

S.C.


I cromlech del Monsorino: Un esempio di geometria e di astronomia nella cultura di Golasecca

di Adriano Gaspani

Abstract:
The cromlech of Monsorino: an example of geometry and astronomy in the culture of Golasecca
by Adriano Gaspani

CromlechThe word cromlech comes from the welsh language and it means exactly “curved stone”. The cromlech is an enclosure of many stones set in a circle enclosing one or more tombs. It is also called “ring tomb” and is well known in all europe and in the Ticino area where after the first mellennium B.C. the Golasecca culture set up.

The cromlechs situated on the top of the hills like at Monsorino and on the plains like at Vigevano and Vergiate, have different sizes from 3 to 10 diameter meters. The circle of Vigano, unfortunately disappeared, was the biggest one with a diameter of 17 meters and a corridor of about 30 meters. In the Ticino area, at Carrera in Sesto Calende, the use of these funeral enclosures started in the VIII c. and went on in the VII and VI c. as well.

The strange thing is that at Monsorino they used the Pitagora triangle in the VII and VIII c. B.C. a period of 3-4oo years before its coming.

Abrégé:
Les cromlechs du monsorino: un exemple de geometrie et d’astronomie dans la culture de golasecca
de Adriano Gaspani

La parole cromlech est originaire du Galles et à la lettre se traduit par “pierre voûtée”. Le terme indique une enceinte de plusieurs pierres disposées en rond, un cercle qui renferme un ou plusieurs tombeaux. Ces derniers, appelés aussi ” tombeaux circulaires ” sont très diffusés dans toute l’Europe et aussi dans le réseau du Ticino, endroit où au cours du premier millénaire a.J.C. s’est développée la Culture de Golasecca.

Les cromlechs construits soit au sommet des collines, comme dans le cas de Monsorino, soit en plaine comme à Vigevano et à Vergiate, ont une grandeur variable de 3 à 10 mètres de diamètre. Le cercle de Vigevano, complètement disparu, était le plus grand avec un diamètre de 17 mètres et un couloir de 30 mètres environ. Dans le réseau du Ticino et à Sesto Calende, localité Carrera, on a commencé à ériger ces enceintes funéraires au cours du VIII siècle et on a continué pendant les siècles VII et VI.

La chose tout à fait étonnante est que dans le cas de Monsorino on a utilisé le triangle de Pitagora déjà au cours du VII et VIII siècles, au moins 3-400 ans avant sa invention officielle.

Il termine cromlech è di origine gallese e letteralmente si traduce in “pietra curva”. Il termine indica un recinto di pietre fitte disposte in circolo che racchiude una o più sepolture.

I cromlech, definiti anche “tombe a circolo”, sono diffusi in tutta Europa, e sono presenti anche nel comprensorio del Ticino dove durante il primo millennio a.C. si sviluppò la Cultura di Golasecca.

L’archeologo P. Castelfranco, alla fine del secolo scorso, ne riconobbe 43 lungo la riva lombarda del fiume e 4 su quella piemontese. Tra questi, tre dei più caratteristici fanno parte del sito del Monsorino.

ManoscrittoOltre che al Monsorino alcuni cromlech sono stati scoperti in località Garzonera a Vergiate, nella brughiera del Vigano a Somma Lombardo e, relativi alla fase II-III di Golasecca, vale a dire dal VI al IV secolo a.C, nel Canton Ticino a Minusio presso Locarno.

I cromlech, collocati sia sulla cima delle colline come nel caso del Monsorino sia in pianura come a Vigano e a Vergiate, hanno dimensioni variabili grosso modo tra i 3 e i 10 metri di diametro. Il circolo del Vigano, oggi scomparso, era quello di maggiori dimensioni con il suo diametro di ben 17 metri e con un corridoio di circa 30 metri. L’uso di questi recinti funebri inizia, nel comprensorio del Ticino, con l’ottavo secolo a.C., come a Sesto Calende in località Carrera, e prosegue per tutto il VII e il VI secolo a.C.

L’area del Monsorino è collocata nei boschi posti sulle colline prospicienti il fiume Ticino essa fu individuata per la prima volta nel secolo scorso dall’abate G.B. Giani (1788-1857), eminente studioso nativo di Golasecca.

Nel 1965 furono intraprese, dalla “Società Gallaratese di Studi Patrii”, opere di scavo e ripristino dei cromlech. I cromlech tuttora visibili al Monsorino sono attribuiti alla fase I di Golasecca cronologicamente collocata tra la seconda metà dell’VIII e tutto il VII secolo a.C.

Nell’area del Monsorino sono visibili tre cromlech, qui identificati con A, B e C e due corridoi rettangolari, detti allées, uno solo dei quali è connesso al rispettivo circolo di pietre. La funzione del secondo corridoio, quello privo del circolo non è chiara. Al loro interno e al loro esterno sono state individuate tombe a cremazione i cui corredi però, a causa del tempo trascorso dal ritrovamento, non sono più rintracciabili con sicurezza. (…)


SCIAMANISMO CELTICO

di Giorgio Spertino

Abstract:
The celtic shamanism
by Giorgio Spertino

In the druidism and in general in all the celtic believes we can find some shamanic elements. We spoke many times about this controversy matter of the celtic civilization but it is still very difficult to find historical verifications. It is now necessary to keep on studying and researching.

The zoomorphism was used in the earliest celtic myths and like in the shamanism, the heroes changed into animals are symbolic figures deep connected to the Otherworld. In the celtic world we can find also the ritual sleep as a divine experience.

Abrégé:
Le chamanisme celte
de Giorgio Spertino

Dans le druidisme et plus en général dans toutes les croyances celtiques on y retrouve des éléments chamaniques. On a parlé plusieurs fois de cet aspect controversé de la civilisation celtique mais c’est encore très difficile avoir des vérifications historiques. C’est alors indispensable continuer à rechercher dans d’autres champs qui n’ont pas encore été étudiés.

Le zoomorphisme était déjà présent dans les mythes celtes plus anciens et comme aussi dans le chamanisme les héros qui se transforment en animaux sont des etres symboliques profondément liés à l’au-delà. Dans le monde celtique on trouve en outre comme pratique divine le sommeil rituel.

Nel druidismo e più in generale nel complesso delle credenze celtiche si sono ravvisati elementi sciamanici. Più volte è stato citato questo aspetto della civiltà celtica, tuttavia è indubbio che sia difficile trovare riscontri storici. Occorre quindi allargare l’indagine in ambiti più ampi di quelli normalmente studiati.

cinghialeQuando si parla di sciamanismo non si può non partire dal testo di Mircea Eliade “Le sciamanisme”, che a tutt’oggi resta una sorta di Bibbia sull’argomento. Eliade ribadì che lo sciamano non è uno stregone, un sacerdote, un “medicineman” o un “curandero”: lo sciamano è anche questo, tuttavia, non è solo questo. Egli è essenzialmente una persona (uomo o donna) che padroneggia la tecnica dell’estasi. Lo sciamano è l’unico in .grado di recarsi nell’aldilà, cioè nel mondo degli spiriti, per combatterli e ottenere dei benefici per i singoli o per la comunità. Le tecniche per far questo sono essenzialmente il sonno estatico e la trasformazione in animale del proprio spirito

Lo sciamano è un predestinato per nascita o per scelta di altri sciamani, ma non è mai un posseduto. Ciò che lo distingue da questi e dagli estatici è il rapporto che si instaura con gli spiriti: mentre i posseduti vengono impadroniti da esseri magico-demoniaci, lo sciamano “… domina i suoi spiriti” nel senso che lui, essere umano, riesce a comunicare con i morti, con i demoni, con gli spiriti della natura, senza per questo trasformarsi in un loro strumento.” Questa introduzione forzatamente superficiale allo sciamanismo tratteggia alcuni aspetti importanti relativi al nostro campo di indagine. Fra i tanti caratteri dello sciamanismo vorrei sottolineare alcuni che posso riferirsi al mondo celtico: la trasformazione zoomorfica, gli animali psicopompi, il sonno estatico e. il rapporto con l’aldilà.

La zoomorfosi si trova già nei miti celtici più antichi. Tuan, figlio di Carell, si trasforma in cervo, in cinghiale e in falco “sempre nel medesimo luogo”. Gwyon Bach, per sfuggire Keridwen che lo insegue, si trasforma in lepre, in pesce, in uccello e infine in chicco di grano. Keridwen si trasforma a sua volta in levriero, lontra, rapace e gallina, che mangia il chicco restando incinta di Gwyon. Dopo nove mesi partorirà un bimbo che sarà il. bardo Taliesin.

Cosa hanno a che vedere questi due miti con lo sciamanismo? Innanzitutto il fatto che gli animali in cui si trasformano gli eroi sono esseri simbolici profondamente legati all’aldilà. Il cervo, per esempio, (come pure il cinghiale) è l’animale psicopompo per eccellenza. E’ lui che nel corso di cacce, in cui l’eroe si perde nei boschi, lo porta a vivere avventure in un regno precluso a tutti, da cui egli ritorna dopo aver compiuto particolari imprese. (…)


CENNI DI SIMBOLOGIA SULLE CATTEDRALI

di Linda Bartalucci

Abstract:
News about the symbolism of the cathedrals
by Linda Bartalucci

At the Middle Age the symbolic and ideologic imagery were often put together as there is always a secretly message, a supernatural system “more real than the natural” and a totalitarian connected to the dogmatic Christianism presented by the Church.

The holy architecture is the representation of a supernatural reality. The medieval artist draws off his iconography directly from the Hellenistic world, adding some experiences from the celtic and barbarian culture, following the point of view of the christian doctrine.

The medieval architects, emulating the Big Supreme Architect, have built microcosms plenty of life, forests of magic symbols where, even nowadays, we only need to go in to find the magic-temporal door that leads us to the past and push us in the future, towards the Divinity.

Abrégé:
Nouvelles sur la symbologie des cathedrales
de Linda Bartalucci

A l’époque du Moyen Age, l’imaginaire symbolique et celui idéologique sont très souvent mélangés car il y a toujours un message caché, un système surnaturel “plus réel du naturel” et un totalitaire qui se rapporte au christianisme dogmatique présenté par l’Eglise.

L’architecture sacré ce n’est que la représentation d’une réalité surnaturelle. L’artiste qui vit au Moyen Age puise son iconographie directement des sources du monde hellenistique et il l’enrichit avec des expériences de la culture celtique et barbare, tout en les adaptant à l’interprétation de la doctrine chrétienne.

Les architectes du Moyen Age, en voulant imiter le Grand Architecte Suprème, ont réussit à construire des microrganismes dans lesquels plein de vie, des forêts de symboles magiques où mêmes à nos jours, il suffit d’y pénétrer pour retrouver la porte magique-temporel qui nous lie au passé et qui nous projette vers le futur, vers la Divinité.

Nel Medioevo l’immaginario simbolico e quello ideologico sono spesso mescolati perché vi è sempre una chiave di lettura nascosta, un sistema sovrannaturale “più reale del naturale” ed uno totalitario referente al cristianesimo dogmatico presentato dalla Chiesa.

L’architettura sacra null’altro è che la rappresentazione di una realtà soprannaturale. Per l’uomo medioevale il mondo fisico, quale noi l’intendiamo, non ha realtà se non come simbolo. L’artista medioevale attinge la sua iconografia, arricchendola con esperienze di cultura barbarica, direttamente alle fonti del mondo ellenistico, adattandole al registro interpretativo della dottrina cristiana.

La cattedrale nasce come materializzazione dell’immagine della Gerusalemme Celeste evocata da Sant’Agostino nel suo De civitate Dei. In essa le mura, il pavimento, il tetto, tutto il suo insieme deve essere copia vivente della città di Cristo, copia vivente della natura perfetta che Dio ha creato.

Con questi termini l’architetto diviene una sorta di creatore egli stesso, non a caso l’Onnipotente è chiamato anche Grande Architetto, e deve concentrare nei blocchi di pietra della cattedrale quell’impronta vivifica che ha il mondo, reale o soprannaturale, attorno a sé. Le colonne divengono alberi di un’immensa foresta pietrificata, nei capitelli, come rami, vivono creature fantastiche, mentre il catino absidale, come vota celeste, è dipinto a sfondo azzurro scuro con decorazioni di stelle.

Sugerio Abate osservava che era necessario annullare il senso di distacco che caratterizza l’osservazione meramente estetica e di guidare la visita del santuario verso l’esperienza religiosa che l’arte rivelava.

La cattedrale aspirava alla totalità, incarnava il sapere cristiano, teologico naturale e storico disponendo ogni elemento ove la natura lo avrebbe collocato ed eliminando tutto quello che non fosse funzionale all’insieme.

Dovendo rappresentare un microcosmo ben ordinato nessun elemento della cattedrale era lasciato al caso. La sua posizione era sempre, tranne sporadici casi in cui essa nasceva in un contesto urbano già sovraffollato di edifici, orientata verso est. I motivi di tale orientamento erano molteplici. L’uomo, per sua natura, è un animale attirato dalla luce- fototropismo- in particolare verso la regione del sol levante (eliotropismo) e questa sua attrazione si può spiegare con il cercare di innalzarsi verso il polo celeste e l’altezza dello spirito.