Numero 9 – Giugno 1999

Sommario del numero 9

Editoriale

I Reggimenti Highlanders
di Brian McBarren

Da Hallstatt a la Tène
di Jean de Galibier

Gli insediamenti dei Celti
di Liam A. Silcan

Agenda: Manifestazioni Celtiche
di Marco Violet

Simbologia Celtica: L’Orso

Recensioni:
“I Liguri”

Segnalazioni
Megaliti e Menhir del Canavesano


Editoriale

Quando questo numero della Revue andrà in stampa, saremo in pieno periodo di vacanze: un’ottima occasione per tutti, professionisti ed appassionati, per escursioni di studio, campi di scavo in qualche sito o anche solo per un tour dei Musei secondari della vecchia Europa, in cerca di reperti significativi dimenticati in qualche vetrina. Una caccia al tesoro che riempe sempre il cuore e arricchisce lo spirito.

Per accompagnarVi in questa estate errabonda, nello spazio di un sito archeologico o tra le pagine dei volumi di una biblioteca spesso trascurata durante l’anno per i troppi impegni di lavoro, abbiamo scelto un inizio commemorativo: il primo articolo infatti riassume in breve la pur ricca storia dei Reggimenti scozzesi degli Highlanders, gli eredi diretti dei guerrieri celti di Britannia, forse gli ultimi ad andare in guerra al suono delle cornamuse, così come i loro antenati caricavano a quello delle carnix.

Nel secondo e nel terzo articolo vengono esaminati due noti aspetti dell’arte celtica: i manoscritti miniati dei monasteri irlandesi e le croci celtiche che punteggiarono i territori un tempo pagani, conquistati al cristianesimo. Se in altre aree europee il cristianesimo si introdusse come un’opera di rottura, nell’estremo nord-ovest, lontano da Roma e dalle mire egemoniche della burocrazia papale, in Irlanda la nuova religione fu abbracciata in gran parte da bardi e da druidi facendo si che le antiche tradizioni non venissero demonizzate ma assorbite, dando luogo a una esperienza del tutto nuova e vitale che si estese poi all’arte e alla cultura di tutto il medioevo europeo.

Nel quarto intervento viene analizzato l’evolversi della civiltà dei Celti analizzando due punti fermi ormai tradizionali. Come spartiacque di riferimento in un fluire che in realtà è piuttosto continuo e progressivo, sono stati scelti da storici ed archeologi due momenti salienti di tale evoluzione e ad essi sono stati assegnati i nomi delle due località dove sul finire del secolo scorso avvennero le prime e più significative scoperte di manufatti celtici. L’età di Hallstatt e quella di La Tène sono così entrate a far parte del linguaggio comune anche se le nuove scoperte hanno spesso ridimensionato l’importanza di questi siti a favore di altri centri, motori di sviluppo culturale e artistico, come la Gallia Cisalpina e la Boemia.

Nella rubrica delle Segnalazioni compare questa volta un breve accenno ai molti monumenti megalitici dimenticati dell’Italia nord-occidentale, un vero invito a una gita di scoperta.

S.C


I REGGIMENTI HIGHLANDERS

L’eredità militare celtica in Scozia

di Brian McBarren

Abstract:
Scotland’s regimental heritage
by Brian McBarren

Scotland boasts a proud and unique military history, which spans many centuries and which has considerable impact on the Scotland we know today. After many centuries of fights, at first against and then allied with England, the recent defense reductions led to the regrouping of regiments. In 1881 the restructuring of the British Army led to the creation of regional Regimental bases throughout Scotland. These museums offer you the chance to experience and relive the glory and the hardship which epitomise a nation’s military tradition. Each regiment has its own uniform and insignia, and each has its own collection of militaria including significant collections of silver, weaponry, personal histories and medals.

Abrégé:
Les Régiments des Highlands
L’érédité militaire celtique en Ecosse
deBrian McBarren

L’Ecosse détient une histoire militaire unique et particulaire qui au cours des siècles a beaucoup influencé la formation du pays et sa culture. Après des siècles de guerres, dans un premier moment contre et ensuite alliés avec les Anglais, le nombre des plusieurs régiments écossais a dernièrement diminué à cause surtout de la réduction des défenses militaires de l’Angleterre. Dans l’an 1881, avec la réformation de l’Armée Anglaise, on été créé des sièges régimentaux régionaux dans toute l’Ecosse, qui offrent aux visiteurs la possibilité de revivre la gloire et la souffrance de la tradition militaire du pays.

Chaque régiment a sa propre uniforme, décoration et collection militaire de prestigeux objects d’argenterie, armes, histoires personnelles et médailles de valeur

L a Scozia vanta una storia militare unica e peculiare che nel corso di molti secoli ha influito in modo considerevole sulla formazione del Paese e della sua cultura. Dopo secoli di lotte, prima contro e poi al fianco degli inglesi, i numerosi reggimenti tradizionali scozzesi hanno subito di recente un notevole ridimensionamento collegato alla più generale riduzione delle difese militari, del Regno Unito. Può quindi essere utile provare qui a raggruppare tutti i reggimenti storici, la cui notorietà è ancora molto viva e rispettata nei luoghi di arruolamento tradizionale, anche se talvolta sono passati moltissimi anni dallo scioglimento dei reparti.

Nel 1881 la riformazione dell’Armata Britannica ha portato alla creazione di sedi reggimentali regionali in tutta la Scozia, divenuti da allora sinonimo di tradizione, onore ed eccellenza; e la fama di cui godono taluni di questi reggimenti è conosciuta in tutto il mondo. Il desiderio di preservare la memoria e la storia di ogni singolo reggimento sin dalla sua formazione, è alla base della spinta popolare alla fondazione di tutto un sistema di musei reggimentali che si snoda sull’intero territorio scozzese.

Questi musei offrono la possibilità di rivivere la gloria e la sofferenza che compongono la tradizione militare di una nazione. Ogni reggimento ha la sua propria uniforme, insegna e collezione militare che comprende importanti oggetti d’argenteria, armi, storie personali e medaglie di valore; oggetti che potrebbero essere considerati pezzi inestimabili di ogni museo anche senza il plusvalore affettivo dettato dalla tradizione. I musei, il più delle volte gestiti da soldati ormai in pensione, costituiscono un ruolo importante anche a confronto di tutti gli altri diversi musei scozzesi. Non solo ospitano collezioni militari uniche, ma in molti casi sono la rappresentazione di storie individuali o delle famiglie dei nostri padri e dei nostri nonni, offrendo la possibilità di capire le condizioni di vita ed ambientali in cui si svolgevano, dipingendo un quadro duro e crudele della sofferenza delle famiglie che aspettavano in ansia le scarne notizie provenienti dai campi di battaglia.

Ogni museo è allestito in edifici storici, dal Castello di Edimburgo alla romantica Rozelle House ad Ayr e danno una visione completa ed ineguagliabile dell’eredità scozzese, dai famosi Kings Own Scottish Borderers ai Gordon Highlanders.

ROYAL SCOTS DRAGOON GUARDS

higlander1Questo nuovo museo reggimentale all’interno del Castello di Edimburgo è un tributo al Reggimento formatosi 25 anni fa dall’amalgama di tre antichi e famosi reggimenti di cavalleria. Unico reggimento di cavalleria scozzese oggi ancora operativo, il Royal Scots Dragoon Guards è in effetti il motore dell’odierna Armata Britannica.

Avendo appunto origini antiche che discendono direttamente da reggimenti del 1678, il R.S.D.G vanta di una storia che va dalle lunghe e sanguinose Guerre Europee del XVIII e XIX sec. ad oggi. L’intervento più recente è quello del 1991 nella Guerra del Golfo. La storia del reggimento nei secoli XVII, XVIII e XIX, nella guerra del Sud Africa del 1899-1902, dalle due Guerre Mondiali ad oggi è presentata con cimeli, manichini in uniforme, ritratti e foto, il tutto correlato di spiegazioni. Il museo comprende inoltre l’impressionante statuario del Great War Trooper (Soldato della Grande Guerra) e del suo cavallo e ricordi degli Scots Grey’s (il secondo Reggimento dei dragoni) nella campagna italiana del 1943 e dell’assedio epico della 3a cavalleria a Burma nel 1944. Sono anche esposti l’aquila e lo stendardo della 45a Fanteria Francese recuperati nella famosa carica dei Royal Scots Grey’s nella Battaglia di Waterloo nel 1815 e la spada del vincitore, l’eroico Sergente Charles Ewart, la cui tomba si trova nel Castello di Esplanade.

(…)


Simbologia Celtica

L’Orso

Presso i Celti, il cervo l’orso e il cinghiale erano i simboli del potere, così come gli uccelli erano manifestazioni dello spirito. Il bue, il toro e il montone rappresentavano la fecondità e il potere della natura. I serpenti, talvolta identificati con i draghi, erano invece una manifestazione del potere ctonio della Madre Terra.

L’orso in particolare era il simbolo solare della classe guerriera e dei monarchi. In alcuni casi l’orso è assimilato alla Luna (associato dai Celti alla dea Berne) perché scompare in inverno e ricompare in primavera, indicando così i suoi legami con i ritmi della Natura e di conseguenza con i cicli lunari. L’alito misterioso dell’orso emana dalle caverne in cui si rifugia; e questo ne fa una espressione dell’oscurità e delle tenebre, rafforzandone la sua funzione di “iniziatore” nei riti guerrieri. Dotato di forza mostruosa e misteriosa, proprio per queste suo valenze ctonie, l’orso è un simbolo potente di forze elementari profonde, suscettibili di crescita e tenacia, ma anche di terribili esplosioni di violenza primordiale.

Per i Druidi l’orso rappresentava dunque la manifestazione del potere temporale del Re, così come il leone lo era nei paesi meridionali. E come tale si opponeva istituzionalmente al cinghiale, simbolo del potere religioso dei Druidi.

Il nome dell’orso nelle lingue celtiche artos (arth gallico, art irlandese, arzt bretone) è facilmente identificabile con Artù (re Arthus, Arthur). La tradizione ci parla daltronde delle costellazioni del Grande e del Piccolo Carro come del cerbyd Artos (il carro d’Artù) o Piccola e Grande Orsa. Può essere interessante notare come un tempo la costellazione della Grande Orsa fosse simboleggiata dal Cinghiale, per essere poi sostituita dal simbolo dell’orso; quindi la sostituzione di immagine nella costellazione della Stella Polare, può rappresentare simbolicamente la sconfitta del cinghiale e l’acquisita supremazia del potere temporale del sovrano su quello spirituale dei Druidi.