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Sommario
del numero 7
Editoriale
Nascita
delle Cattedrali
di Linda Bartalucci
L'origine
della scrittura in
Irlanda
di Furio Detti
Le
Monete dei Celti
di Silvio Canavese
Druidi, spiritualità
della prima Europa
di Jean de Galibier
Segnalazioni:
La chiesa di San Sebastiano
di D. Sordo e M. Scierano
Agenda: Manifestazioni
Celtiche
di Marco Violet
Recensioni:
Nascita della Cattedrale
di Titus Burckhardt
Erbe Officinali
di Giorgio M. Miramonti
La Chiesa e il Graal
di Manuel Insolera
L'Aratro e la Spada
di Liam A Silcan
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Editoriale
Siamo
arrivati alle soglie del "duemila", alle porte del
terzo millennio, e il fallimento della
civiltà tecnologica e scientista (almeno per
quanto concerne il suo aspetto umano, sociale,
morale e politico), non può che spingere la
parte pensante della popolazione a una profonda
analisi di quali siano i valori fondamentali della
Vita Umana.
Questo
processo passa e passerà inevitabilmente per
una attenta analisi del nostro passato, della
storia dei nostri antenati per scoprire i vari
punti in cui sono avvenute le svolte fatali che
hanno deviato il progredire della cultura dallo
studio dell'uomo a quello delle cose; le deviazioni
che hanno portato i saggi a ridursi alla stregua di
semplici sapienti, e hanno trasformato lo studio
dei ritmi della Natura nella ricerca delle tecniche
per dominarla anche contro ogni logica e buon
senso.
I
popoli dell'antichità non erano né
più ingenui né più sprovveduti
di noi, ma la minore disponibilità di
risorse tecnologiche li lasciava totalmente in
balia delle forze della natura, e questo, per amore
o per forza li dotava di una maggiore
umiltà, ponendoli nella necessità di
dover ricercare una più completa armonia di
vita con i ritmi e le leggi della Natura.
Proprio
da questa loro ricchezza interiore nacque quella
spinta socioculturale che portò alla
costruzione delle cattedrali, un fenomeno europeo
che cristallizzò nel marmo un anelito verso
l'infinito e le sue molte sfumature simboliche. In
questa analisi e nelle radici lontane delle origini
dei simboli che in esse vengono usati, ci conduce
Linda Bartalucci con il suo saggio sulla "Nascita
delle cattedrali". Per vie diverse, ma con una
singolare vicinanza di spirito, l'articolo di Furio
Detti sulla "Origine della scrittura in Irlanda" e
Jean de Galibier col suo brano dedicato ai "Druidi,
spiritualità della antica Europa", ci
portano ad analizzare altri aspetti di queste
sensibilità e spiritualità antiche,
ormai tanto lontane dalle nostre.
Più
strettamente archeologico, l'intervento di Silvio
Canavese tratteggia in un rapido escursus i tratti
salienti della monetazione celtica, resa tanto
più importante dal fatto che rappresenta uno
dei principali corpus di oggetti artistici
rimastici della loro cultura. Ma una volta di
più sono le segnalazioni dei soci a chiudere
la Revue, ricordandoci che attorno a noi c'è
ancora molto da scoprire.
S.C
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Nascita
delle
cattedrali
dalla
foresta al tempio
di Linda
Bartalucci
Abstract:
Cathedrals
growing, from the forest to the
temple
by Linda Bartalucci
Looking at
the Cathedrals growing we can follow the many
stories of the man during the Medieval time and his
long religious, civil and social walk, when he was
a simple countryman or even a Pope.
The first
catholics churches have been built on the
remainings of roman basilica that were used for
public functions as trade or law administration.
For a very long time their architecture has
followed the typical examples of the roman
tradition. From the Romanesque and Gothic periods
we can see, with the evolution of the cathedrals,
all the different styles and symbols even pagane
that were part of the european history. As during
the building of a cathedral it was necessary to
reproduct a microworld everything was set up in the
best way. Everything was extremely important: the
architecture and the sharing of the places, the
decorations, the monsters or the saints represented
and the particular lights and shadows of the whole
project.
Naissance
des Cathedrales, de la foret au temple
de
Linda Bartalucci
C'est en
analysant la construction des cathédrales
qu'on peut suivre le long parcours réligeux,
civil et social de l'homme au Moyen Age, soit-il
tout simplement un paysan ou un
Pape.
Les
premières églises crétiennes
ont été construites en utilisant les
préexistentes basiliques romaines qui
répondaient à des fonctions publiques
comme le commerce ou l'administration de la
justice. Pour longtemps l'architecture de ces
constructions a suivi les formes classiques
liées à la tradition
romaine.
Du Romanique
au Gothique on suit, avec l'évolution des
cathédrales, tous les modèles et les
symbologies meme paìennes qui formaient
l'histoire de l'Europe. Etant donné qu'on
devait représenter un microcosme tous les
élements de la cathédrale suivaient
un ordre bien précis et cela explique non
seulement le style d'architecture et la suddivision
des endroits, mais aussi le choix des
décorations, les monstres ou les saints
représentés, les ombres et les
lumières particulières
déterminées par le plan de
construction.
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Cattedrale:
(sostantivo femminile) chiesa principale della
città in cui risiede un vescovo.
Con
questa definizione la maggior parte dei dizionari
spiega il significato di un tipo di edifici che,
per secoli e secoli, ha rappresentato il simbolo,
per eccellenza, della religiosità,
dell'architettura, del fervore mistico-sacrale del
Medioevo.
Attraverso le cattedrali, questi imponenti,
fantastici, "giganti del passato", possiamo leggere
le infinite storie del cammino religioso, civile e
sociale dell'uomo medioevale, sia esso un semplice
contadino od un Papa.
Queste costruzioni non sorsero immediatamente
dopo l'avvento del cristianesimo. Nel 313 l'editto
di Costantino permise alle comunità
religiose di officiare fuori dalla
clandestinità; i padri fondatori della
chiesa erano stati, sino a quel momento abituati a
decorare semplici pareti di catacombe ed è
fondamentale ricordare che gli insegnamenti del
Cristo non prevedevano lussuosi e fastosi
arredi.
Le prime chiese cristiane furono ricavate dalle
basiliche romane, luoghi ove si svolgevano funzioni
pubbliche come il commercio o l'amministrazione
della giustizia, e, per molto tempo, la loro
architettura si sviluppò seguendo sempre
quelle forme classiche legate alla tradizione
romana.
La basilica è così strutturata: la
pianta longitudinale, formata da un rettangolo,
è divisa da una grande navata mediana e di
due, o quattro (le parti sono distribuite con
simmetria bilaterale rispetto all'asse maggiore)
navate minori separate da file di colonne. Ad
un'estremità corta del rettangolo vi
è l'ingresso, mentre all'altra è
situata una vasta cavità semicircolare
chiamata Abside coperta da una mezza cupola: il
Catino.
L'arco che collega l'abside alla navata centrale
è detto Trionfale, sottostante ad esso
è collocato l'Altare.
Generalmente non vi furono aggiunte a questa
forma lineare se non quando alcuni architetti
scelsero di costruire chiese a forma di croce
arricchendo la struttura di una navata trasversale
intersecante quella centrale detta Transetto.
Negli ornamenti le basiliche sentono,
soprattutto nell'Europa orientale, l'influsso della
cultura bizantina. Da Costantinopoli, corte
imperiale, i fasti e gli splendori orientali si
riflettono sui magnifici mosaici, ma le correnti di
pensiero eremitico, i drammatici ascetismi che
profetizzano l'Apocalisse di fine Millennio, creano
una mescolanza di stili. Da un lato la cultura di
corte con la sua aulica iconografia mirata alla
venerazione dei fedeli; dall'altro la presentazione
di immagini volte a narrare la vita oltre la vita,
il Giudizio Universale, il Pentimento, la
Morte.
Nel resto dell'Europa , alla componente
bizantina si aggiunge quella barbarica. Cupe figure
zoomorfe risalenti alle culture celtiche, iraniche
e scitiche, si accompagnano ad intrecci lineari . I
monaci e missionari dell'Irlanda celtica e
dell'Inghilterra sassone volsero l'arte
tradizionale ai fini delle costruzioni cristiane.
Costruirono chiese e campanili in pietra che
cercavano di imitare le tipiche strutture in legno
eseguite dai locali artigiani.
La sfiducia nel progredire dell'umanità,
la paura della Fine del mondo, l'incredibile
instabilità economica e sociale di quegli
anni determinarono, nell'Europa occidentale, chiese
fortificate di dimensioni piuttosto modeste e con
decorazioni semplici derivanti dall'intreccio delle
più svariate culture. L'immagine, il
concetto stesso di Chiesa era quello di una forza
superiore rispetto alla mortalità umana,
qualcosa da venerare "dal basso del volgo verso
l'alto dei cieli".
Queste masse possenti e superbe di pietra,
erette dalla Chiesa in terre di contadini e di
guerrieri ,solo di recente tolti alle loro
consuetudini pagane, parvero esprimere il concetto
stesso della Chiesa Militante: il concetto che qui
sulla terra sia dovere della Chiesa combattere le
potenze delle tenebre finché ,col Giorno del
Giudizio, albeggi l'ora del trionfo.
Un grave problema tecnico fu quello di dare a
queste impressionanti costruzioni in pietra una
copertura altrettanto solida e resistente. I
soffitti lignei delle basiliche, con le travature
in vista dette Capriate, non erano abbastanza
dignitosi ed erano spesso preda di incendi. L'arte
romana di edificare volte su vasti edifici, una
somma di conoscenze tecniche e di calcoli che
impegnarono la mente di tanti architetti, era ormai
smarrita. Per questo i secoli XI e XII e,
successivamente, sino a, circa, il secolo XIV,
furono caratterizzati da incessanti
esperimenti.
Dalla semplice basilica e dalla rotonda, altro
tipo di architettura paleocristiana discendente da
costruzioni romane dalla pianta tondeggiante o,
comunque, poligonale, dalla quale si sono evoluti i
Martyria e, successivamente, i battisteri; si
è passata alla Cattedrale vera e
propria.
La positiva ondata di fervore mistico-sacrale
nata dopo l'anno Mille, anno nel quale "L'Europa si
copre del manto bianco delle Cattedrali" come
scrive Rodolfo il Glabro nelle sue Cronache, fa
sì che una nuova spinta creativa sconvolga
la progettazione delle chiese.
Il terrore che aveva accompagnato l'avvento
della fine del millennio scompare ed un vento di
rinascita spira soprattutto nelle città.
Questi agglomerati urbani non sono, anche se
mantengono una struttura similare a quella classica
con un nucleo urbano ed una periferia contadina,
uguale alla città tipicamente romana ovvero
il capoluogo di una provincia; sono, in effetti,
piccole realtà a sé stanti, ove il
lavoro, l'organizzazione comunitaria, le leggi,
identificano una propria vita autonoma.
La città ha, nel suo centro vitale, una
chiesa, la nascente cattedrale, sede vescovile, un
edificio amministrativo ed una piazza del mercato.
Attorno al cuore della vita pubblica sorgono case
di artigiani e case-officine.
In questa realtà si colloca la costruzione
di edifici di culto imponenti, di luoghi ove si
rispecchi la cultura, le nascenti tradizioni, la
fede di un popolo che lascerà la sua
incredibile testimonianza ai posteri con quelle
straordinarie opere che sono le cattedrali.
Due sono i periodi storici, e conseguentemente
gli stili, in cui fu divisa l'epoca che va dal XI
al XIV: romanico e gotico.
Il periodo romanico fu l'alba delle cattedrali.
La struttura tipica di queste chiese è
composta da tre livelli: la cripta, le navate, il
presbiterio.
Nel primo livello, al di sotto del livello del
suolo, vi è sepolto un santo, ma il suo
soffitto si eleva, attraverso delle volte, sino ad
affacciarsi al piano delle navate sostenendo,
simbolicamente, il presbiterio.
Quest'ultima parte, quindi, è sollevata di
qualche gradino rispetto alle navate,
dimodoché tutti possano vedere compiersi il
rito che diventa, perciò, una sorta di
"sacra rappresentazione".
Il presbiterio è decorato da una vera e
propria iconostasi dove si espongono immagini di
culto, amboni per leggere i Vangeli e un ciborio
sopra l'altare.
Il transetto è piuttosto sviluppato ed il
tiburio si svolge in altezza formando una sorta di
cielo soprastante l'altare.
Strutturalmente le modifiche non sono molte
rispetto alle precedenti basiliche, senonché
la cattedrale si sviluppa in misura
proporzionalmente maggiore sia in altezza che in
larghezza che in profondità. Questa nuova
concezione dello spazio reale della chiesa che
racchiude in sé una simbolica
rappresentazione della vita in tutti i suoi
aspetti, dalla venuta alla luce, alla vita con la
sua crescita sino alla morte con la sua
consequenziale sepoltura fisica e con l'elevazione
dello spirito al regno celeste, comporta un
discostamento dal precedente modo di vivere il
culto, non più contemplativamente, ma
attivamente.
Le comunità paleocristiane si accostavano
alla religione come ad un qualcosa di distinto
dalla vita comune, una sorta di elevazione del
proprio basso spirito volgare verso la
solennità, la purezza.
Adesso le mura delle chiese sono, invece,
ideologicamente formate dalle vite degli stessi
muratori, operai ed artigiani che la
costruiscono.
Accanto ai motivi classici della religiosità
si intrecciano temi allegorici , leggende, scene di
vita quotidiana di lavori campestri od
artigianali.
La cattedrale "vive" attraverso di essi e
diventa specchio del suo tempo, non nicchia
atemporale ove aleggiano inquietanti, lugubri,
armonie di un Dio distaccato dai suoi figli. Come
era stata la basilica romana, adesso anche la
cattedrale rinasce quale complesso funzionale. In
essa si svolgono i consigli della comunità
e, dove vi sono mura fortificate, i cittadini
trovano rifugio sotto la protezione del vescovo in
caso di invasione.
Una differenza sostanziale rispetto
all'architettura precedente la possiamo trovare
nella chiusura dello spazio sopraelevato delle
navate con l'adozione della Volta a Crociera.
Prima , per coprire con un'unica volta tutta
l'ampiezza della navata centrale venivano eretti
giganteschi pilastri per sorreggere l'enorme arco a
tutto sesto della cosiddetta Volta a Botte.
Il peso che doveva essere sorretto era
terrificante: la volta doveva essere
incredibilmente compatta onde evitare un possibile
crollo ed i pilastri venivano costruiti con blocchi
di pietra enormi per poter sostenere una simile
struttura.
(...)
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L'
Origine della Scrittura in Irlanda
di Furio
Detti
Abstract:
The origins
of the writing in Ireland
by Furio Detti
The Irish writing
represents in the big field of the production
called "insular" (Great Britain Islands) a very
important chapter of the Latin west paleography for
its particular stylization and ability of the
handwritingmen to put together foreign influences
and not be influenced by them.
Similar volumes, rich in
zoomorphic decorations (tooked from the Anglo-Saxon
and Germanic art, but transformed by the
inspiration of the local artists) geometrical
knitworks and spirals, all designs holding to the
pure Celtic art, are nowadays a common heritage in
the hole Europe and a particular testimony of the
high sensibility and the artistic
ability.
L'origine de
l'ecriture en
Irlande
de Furio Detti
L'écriture
irlandaise représente dans le plus vaste
panorama de la production proprement dite
"insulaire" (Iles Britanniques), un chapitre
particulier de la paléographie Latine
occidentale pour sa propre stylisation et pour
l'habileté des écrivains à
utiliser d'autres influences externes sans en etre
conditionnés. Des volumes similaires, riches
en décorations zoomorphes (empruntées
à l'art anglo-saxonne et germanique, mais
transformées par l'inspiration des artistes
locaux), entrelacements géométriques
et spirales, dessins donc typiques du vrai art
Celtique, constituent un patrimoine commun à
toute l'Europe et un témoignage
incontesté de haute sensibilitè et
habileté artistique.
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La scrittura
Irlandese rappresenta, all'interno del più
vasto panorama della produzione cosiddetta
"insulare" (Isole Britanniche), un capitolo
peculiare della paleografia Latina occidentale per
la sua caratteristica stilizzazione e per
l'abilità degli amanuensi nell'accogliere
influenze esterne senza risultare condizionati da
esse. Una simile attitudine rafforzata dal notevole
patrimonio dell'arte Celtica - è stata
considerata dagli studiosi come una qualità
distintiva, sia sotto l'aspetto paleografico che
quello codicologico. Questo articolo vuole essere
solo un cenno elementare sull'origine della
scrittura Irlandese, avvenuta nei i primi anni del
V Sec. - ossia con l'avvento del Cristianesimo
nell'Isola di Smeraldo. Nel corso di queste righe
avremo modo di accennare anche a manoscritti
prodotti al di fuori dell'ambiente insulare, in
scriptoria che risultano d'indubbia derivazione
Irlandese.
L'Irlanda non fu mai parte dell'Impero Romano
(1), e gli Irlandesi non ebbero mai un alfabeto
proprio prima dell'evangelizzazione condotta da San
Patrizio e da un certo Palladius nella prima
metà del V Sec. Questo fatto è
certamente fondamentale per comprendere l'intima
caratteristica della scrittura Irlandese: la
produzione più "isolata" dell'ambiente
insulare, ma - come vedremo - non necessariamente
la minore.
Il primo esempio di una scrittura alfabetica
sembra essere rappresentato dalle cosiddette
"pietre di Ogham", iscritte con una sorta di
alfabeto probabilmente basato sull'alfabeto Latino
della tarda antichità Romana. E' difficile
datare le pietre largamente diffuse in tutta
l'isola, con una maggiore densità nel
Sud-Ovest - poiché i segni presentano
differenze minime da luogo a luogo, il formulario
è semplice, arcaico e ripetitivo, e i
singoli monumenti sono raramente in situ, o
ricollegabili a tombe o strutture archeologiche
meglio identificabili. Una stima cronologica
generale spazia dal IV all'VIII Sec. con un apice
fra i secoli V-VI. Gli studiosi sono parimenti
perplessi anche in merito alla funzione di simili
monumenti: semplici cippi posti per delimitare
terreni, o pietre tombali? Pare tuttavia che alcuni
esemplari siano da porre in relazione con un
ambiente e sito già cristianizzato. Si
trovano alcune pietre con croci incise (il 14%
circa delle pietre conosciute), ma solo poche
pietre presentano iscrizioni chiaramente
riconducibili ad una cultura cristiana. Del resto
può essere che i segni di croce siano stati
incisi successivamente sui megaliti iscritti
più antichi, a scopo purificatorio, o per
esorcizzare gli antichi Dei. Di queste pratiche
abbiamo notizia nelle leggende del folklore
locale.
Nondimeno, circa il 34% delle "pietre Ogamiche"
può essere associato a siti ecclesiastici
conosciuti; più in generale queste pietre
sono in parte considerate - tuttora - come le
più antiche evidenze archeologiche della
cristianizzazione dell'Irlanda. Questo fatto, per
quanto pertinente l'epigrafia - è degno di
nota.
La fede Cristiana è essenzialmente basata
sulla tradizione scritta, sia per quanto riguarda i
testi Sacri, sia per quanto concerne la Tradizione
Patristica. Pertanto i fondatori della Chiesa
Irlandese erano pienamente consapevoli della
centralità della scrittura, del bisogno di
libri e dell'istruzione per la liturgia e la vita
religiosa. Non ci sorprende pertanto che il
più antico esempio di scrittura a noi giunto
sia il set di tavolette cerate dalla palude di
Springmount, contenenti dei Salmi; il reperto
è attribuibile all'inizio del VII Sec, o
immediatamente prima, ma senza dover indietreggiare
oltre la fine del VI Sec.
Il più antico codice sopravvissuto
è il cosiddetto Codex Usserianus Primus, un
Vangelo grosso modo contemporaneo alle tavolette di
Springmount Bog. JULIAN BROWN, preferisce
sospendere il giudizio in merito all'esatta
relazione cronologica fra questi due reperti. In
verità neppure altri studiosi, come il
BISCHOFF ed il LOWE, sono più precisi in
merito alla questione.
Le tavolette di Springmount Bog sono state
scritte con una mano matura ed esperta, come quella
dei due scribi ignoti del codice Usserianas Primus.
Molti ricercatori hanno sottolineato
l'affinità del codice Usseriano con il
cosiddetto Orosius D. 23 Sup5. alla Biblioteca
Ambrosiana di Milano, almeno paleograficamente. E'
interessante notare che l'Orosius, proviene dalla
biblioteca del monastero di Bobbio (Piacenza), uno
dei centri fondati nel continente dal missionario
irlandese San Colombano agli inizi del VII Sec.
(...)
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LE
MONETE dei CELTI
di
Silvio Canavese
Abstract:
The celtic
coins
by Silvio Canavese
After many and many
centuries of exchanging products with other
products, the celtic commercial centres started to
keep business with the big and sophisticated
civilisations of the cities situated on the
mediterranean coasts. At first the very good
goldsmithmen used to imitate the models but then
they started to create an own and expressive
art.
Very soon the particular
artistic ability of the Celts together with the
idea of the supernatural were the elements to
create masterpieces of the figurative arts, well
appreciated nowadays.
La monnaye
des Celtes
de Silvio
Canavese
Après un nombre
imprécisé de siècles
d'échange de produits contre d'autres
produits, les centres commerciaux des Celtes
s'ouvrirent de plus en plus aux influences des
marchands des grandes et sophistiqueés
villes civilisées qui s'étaient
développées sur les côtes de la
Méditerranée. Au début il
s'agissait plutôt d'une simple et
précise imitation des modèles par les
grands orfèvres Celtes qui, en abandonnant
ensuite la forme originelle, ont créé
un propre art tout à fait
particulier.
L'expressivité
artistique des peuples Celtes et la leur vision du
merveilleux ont eu un rôle important pour la
création d'oeuvres d'art figuratif, qui est
encore extrèmement moderne et actuel
à notre époque.
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Il primo mezzo monetario celtico era
probabilmente un po' ovunque simile a quelle "talee
ferreae ad certum pondus examinate" di cui ci parla
Cesare a proposito dei Britanni, nei suoi
"Commentari alle guerre Galliche", e come
confermato dagli studi di D.F. Allen sui numerosi
rinvenimenti avvenuti in Inghilterra ed in
Germania.
Con la denominazione di "barre monetarie in
ferro" si indica una categoria di moneta di scambio
con caratteristiche anche molto diverse.
Vi sono "barre a forma di spada", che
rappresentano la specie più diffusa, lame in
ferro lunghe da 80 a 90 centimetri, larghe 3/5 cm e
spesse in media attorno ai 3 millimetri. Il peso
varia da 500 a 730 grammi. Si tratta di "strisce di
ferro di spessore uniforme, gradualmente
decrescenti in larghezza verso un'estremità,
mentre dall'altra i due lati del tratto terminale
sono avvolti ed accostati a formare una canna
simile ad una rudimentale impugnatura lunga da 8 a
10 centimetri".
I due tipi fondamentali di "barre di spada"
variano essenzialmente per l'impugnatura se di
forma tubolare chiusa o impugnatura tubolare aperta
e si pensa che possano risalire agli inizi del
primo secolo avanti Cristo.
Molto più antiche e già quasi
uscite dall'uso corrente all'epoca di Cesare sono
le "barre a forma di spiedo". Molto più
strette e appuntite delle "barre a forma di spada".
Gli spiedi sono lunghi da 68 a 75 centimetri,
larghi normalmente meno di 2, fino ad un massimo di
2,5; con peso variabile tra i 120 e i 300
grammi.
Anche qui l'impugnatura è tubolare ma
lunga solo un paio si centimetri e ripiegata come
se dovesse serrare un manico in legno.
Si sono poi ritrovate, sia in Britannia che in
Germania, "barre a forma di coltelli d'aratro",
lunghe e piatte, larghe da 4 a 6 centimetri e
spesse circa mezzo centimetro. Più solide
delle precedenti, variano molto tra loro sia in
lunghezza (da 50 a 90 cm.) che in peso (da 530 a
1200 grammi).
In Germania meridionale e Svizzera si sono
scoperti i cosiddetti "saumon d'épée"
o "moduli di spada", barre di lunghezza inferiore
ai 40 cm e larghe 5 su uno spessore medio di 3
millimetri; il cui peso varia dai 600 agli 800
grammi. Diffusi un po' ovunque si sono infine
scoperti i cosiddetti "lingotti di ferro" in forma
di doppia piramide. Generalmente attribuiti al
periodo di LaTène, il loro peso va da 3 a 10
kg.
Nel mondo celtico le prime monete apparvero
nella seconda età del ferro tramite i
contatti commerciali con Greci ed Etruschi e, molto
più tardi, con i Romani. La grande
disponibilità di metalli preziosi e
l'incremento dei commerci spinsero isolatamente ma
inesorabilmente i vari popoli Celti verso la
moneta.
L'introduzione della moneta presso le
popolazioni celtiche avvenne probabilmente nel
IV° secolo avanti Cristo, a seguito di un
consolidato mutamento delle condizioni sociali.
Dopo un imprecisato numero di secoli centrati sul
baratto, i centri commerciali dei Celti si aprirono
sempre più alle influenze mercantili delle
grandi e sofisticate civiltà sviluppatesi
sulle coste del Mediterraneo.
Forse i primi a riportare in patria delle
monete, d'oro e d'argento, furono i mercenari Celti
assoldati dai vari regni e città stato della
Magna Grecia. O forse gli stessi mercanti spinti
dalla necessità di semplificare i sempre
maggiori scambi commerciali con gli Etruschi della
Pianura Padana prima, e i Greci di Massalia
(Marsiglia) e di altre città stato poi.
All'inizio si trattò di una semplice e
precisa imitazione dei modelli, eseguita con buona
cura dagli ottimi orafi Celti che iniziarono
però ben presto a distaccarsi sempre
più dall'originale, sino a creare una
propria arte espressiva del tutto peculiare.
Quella di imitare la monetazione dei popoli
più evoluti era consuetudine nota, che gli
antichi chiamavano "plagia barbarorum". Non
conoscendo la scrittura, le leggende delle monete
erano incomprensibili per gli artigiani che
ricopiavano come semplice succedersi di linee e
perciò talvolta sbagliavano la grafia o
l'ordine delle lettere. Le stesse raffigurazioni
erano per loro spesso prive di senso. I "barbari"
finivano così per produrre copie facilmente
riconoscibili ove le figurazioni erano travisate e
le leggende composte con serie di lettere mescolate
a caso senza alcun significato. In parte,
inizialmente, anche per i Celti si ripeté la
stessa esperienza, ma ben presto il loro
particolare gusto artistico e il loro precipuo
senso del meraviglioso presero la mano ai loro
artisti dando luogo a vere e proprie opere d'arte
di gusto figurativo oggi quanto mai moderno e
attuale.
I primi modelli imitati dai Celti furono due
monete greche comparse sul finire del IV secolo
a.C.: il "tetradramma" d'argento e, di gran lunga
il più imitato, lo "statere" d'oro di
Filippo II di Macedonia (dal 359 al 336 a.C.); e
poi, in misura minore, gli "stateri" aurei di
Alessando Magno e di Siracusa.
Quando giunse in Gallia lo "statere" d'oro di
Filippo, ebbe subito grande fortuna. Questi
"Flippi" d'oro recavano impressa sul diritto una
testa di Apollo con corona di alloro e sul verso
una biga. Primi imitatori di questo modello furono
gli Arverni, che dopo avere soppiantato i Biturigi
nella supremazia politica della Gallia Chiomata,
iniziarono una fitta rete di legami che li
portarono a dominare per lungo tempo gli scambi
commerciali della Gallia.
Nelle riproduzioni Celtiche di questi stateri
aurei, la testa coronata di lauro del dio Apollo
subirà le più straordinarie
trasformazioni in una sorta di riduzione simbolica.
Le ciocche di capelli si separano, "si mutano in
spirali; all'orecchio si sostituisce un segno a S;
la linea del naso si unisce a quella del
sopracciglio. Analoghe metamorfosi subisce la biga
sul rovescio della moneta: la gambe dei cavalli
diventano sbarre e punti, la criniera si trasforma
in un insieme di curve parallele, una testa umana
deformata prende il posto di quella del cavallo,
del corpo stesso dell'animale finiscono per non
sussistere più che delle masse
rotondeggianti, quasi gocce rigonfie".
L'altro grande modello della monetazione celtica
fu la "dracma" di Marsiglia che dalla colonia
mediterranea penetrò profondamente nel cuore
dell'Europa al seguito dei mercanti greci solo sul
finire del IV° secolo avanti Cristo.
Da quel momento sino all'arrivo dei romani il
meridione della Gallia fu dominato dalla moneta
d'argento battuta ad imitazione della dracma
massaliota, diffondendosi anche in tutta la Gallia
Cisalpina nei territori a Nord del Po, già
da tempo abitati da popolazioni celtiche. In questo
periodo si moltiplicarono le diverse serie
monetali, quasi una per ogni maggiore nazione.
Le più recenti ricerche permettono di
distinguere tra le emissioni padane a imitazione
della "dracma" di Marsiglia diverse serie
attribuibili alle grandi nazioni celtiche della
regione: Leponzi, Insubri, Cenomani, Boi.
I Volci Tectosagi ad esempio adottarono il tipo
di Marsiglia e quello di Rodha di cui trasformarono
la rosa a quattro foglie, stilizzandola in una
croce, nei quarti della quale comparvero
decorazioni di vario genere.
L'uso delle monete presso i Celti rimase
tuttavia limitato per lungo tempo ai soli scambi
con gli altri popoli e per gli acquisti maggiori di
beni di lusso e di armi. Per il resto si
continuò a privilegiare il baratto per tutti
gli scambi minori di merci e servizi legati alla
vita di ogni giorno.
Con l'aumento degli scambi commerciali
aumentò anche il numero di emissioni delle
zecche regionali delle varie nazioni celtiche,
accrescendo così ulteriormente anche il
numero delle serie circolanti. Importante effetto
secondario di questa corsa alla battitura di nuove
monete fu una costante tendenza a ridurre il valore
intrinseco delle stesse, riducendo la
quantità d'oro utilizzata.
Dalla metà del III° secolo sino alla
fine del secondo le monete d'oro battute dai Celti
presentano un peso vicino agli 8 grammi. In tale
periodo sono certamente le zecche delle potenti
nazioni dei Arverni e dei Belgi a battere la
maggior parte delle monete che poi i commerci
faranno circolare in tutta la Gallia.
(...)
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