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Sommario
del numero 9
Editoriale
I
Reggimenti
Highlanders
di Brian McBarren
Da Hallstatt a la
Tène
di Jean de Galibier
Gli insediamenti dei
Celti
di Liam A. Silcan
Agenda:
Manifestazioni
Celtiche
di Marco Violet
Simbologia Celtica
L'Orso
pag.
Recensioni:
"I Liguri"
Segnalazioni
Megaliti e Menhir del Canavesano
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Editoriale
Quando
questo numero della Revue andrà in stampa,
saremo in pieno periodo di vacanze: un'ottima
occasione per tutti, professionisti ed
appassionati, per escursioni di studio, campi di
scavo in qualche sito o anche solo per un tour dei
Musei secondari della vecchia Europa, in cerca di
reperti significativi dimenticati in qualche
vetrina. Una caccia al tesoro che riempe sempre il
cuore e arricchisce lo spirito.
Per accompagnarVi in
questa estate errabonda, nello spazio di un sito
archeologico o tra le pagine dei volumi di una
biblioteca spesso trascurata durante l'anno per i
troppi impegni di lavoro, abbiamo scelto un inizio
commemorativo: il primo articolo infatti riassume
in breve la pur ricca storia dei Reggimenti
scozzesi degli Highlanders, gli eredi diretti dei
guerrieri celti di Britannia, forse gli ultimi ad
andare in guerra al suono delle cornamuse,
così come i loro antenati caricavano a
quello delle carnix.
Nel secondo e nel terzo
articolo vengono esaminati due noti aspetti
dell'arte celtica: i manoscritti miniati dei
monasteri irlandesi e le croci celtiche che
punteggiarono i territori un tempo pagani,
conquistati al cristianesimo. Se in altre aree
europee il cristianesimo si introdusse come
un'opera di rottura, nell'estremo nord-ovest,
lontano da Roma e dalle mire egemoniche della
burocrazia papale, in Irlanda la nuova religione fu
abbracciata in gran parte da bardi e da druidi
facendo si che le antiche tradizioni non venissero
demonizzate ma assorbite, dando luogo a una
esperienza del tutto nuova e vitale che si estese
poi all'arte e alla cultura di tutto il medioevo
europeo.
Nel quarto intervento
viene analizzato l'evolversi della civiltà
dei Celti analizzando due punti fermi ormai
tradizionali. Come spartiacque di riferimento in un
fluire che in realtà è piuttosto
continuo e progressivo, sono stati scelti da
storici ed archeologi due momenti salienti di tale
evoluzione e ad essi sono stati assegnati i nomi
delle due località dove sul finire del
secolo scorso avvennero le prime e più
significative scoperte di manufatti celtici.
L'età di Hallstatt e quella di La
Tène sono così entrate a far parte
del linguaggio comune anche se le nuove scoperte
hanno spesso ridimensionato l'importanza di questi
siti a favore di altri centri, motori di sviluppo
culturale e artistico, come la Gallia Cisalpina e
la Boemia.
Nella rubrica delle
Segnalazioni compare questa volta un breve accenno
ai molti monumenti megalitici dimenticati
dell'Italia nord-occidentale, un vero invito a una
gita di scoperta.
S.C
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I
REGGIMENTI HIGHLANDERS
L'eredità
militare celtica in Scozia
di Brian
McBarren
Abstract:
Scotland's
regimental
heritage
by Brian McBarren
Scotland boasts a proud and unique military
history, which spans many centuries and which has
considerable impact on the Scotland we know today.
After many centuries of fights, at first against
and then allied with England, the recent defense
reductions led to the regrouping of regiments. In
1881 the restructuring of the British Army led to
the creation of regional Regimental bases
throughout Scotland. These museums offer you the
chance to experience and relive the glory and the
hardship which epitomise a nation's military
tradition. Each regiment has its own uniform and
insignia, and each has its own collection of
militaria including significant collections of
silver, weaponry, personal histories and medals.
Abrégé:
Les
Régiments des Highlands
L'érédité
militaire celtique en Ecosse
deBrian McBarren
L'Ecosse détient une histoire militaire
unique et particulaire qui au cours des
siècles a beaucoup influencé la
formation du pays et sa culture. Après des
siècles de guerres, dans un premier moment
contre et ensuite alliés avec les Anglais,
le nombre des plusieurs régiments
écossais a dernièrement
diminué à cause surtout de la
réduction des défenses militaires de
l'Angleterre. Dans l'an 1881, avec la
réformation de l'Armée Anglaise, on
été créé des
sièges régimentaux régionaux
dans toute l'Ecosse, qui offrent aux visiteurs la
possibilité de revivre la gloire et la
souffrance de la tradition militaire du pays.
Chaque régiment a sa propre uniforme,
décoration et collection militaire de
prestigeux objects d'argenterie, armes, histoires
personnelles et médailles de valeur
L a Scozia vanta una storia militare unica e
peculiare che nel corso di molti secoli ha influito
in modo considerevole sulla formazione del Paese e
della sua cultura. Dopo secoli di lotte, prima
contro e poi al fianco degli inglesi, i numerosi
reggimenti tradizionali scozzesi hanno subito di
recente un notevole ridimensionamento collegato
alla più generale riduzione delle difese
militari, del Regno Unito. Può quindi essere
utile provare qui a raggruppare tutti i reggimenti
storici, la cui notorietà è ancora
molto viva e rispettata nei luoghi di arruolamento
tradizionale, anche se talvolta sono passati
moltissimi anni dallo scioglimento dei reparti.
Nel 1881 la riformazione dell'Armata Britannica ha
portato alla creazione di sedi reggimentali
regionali in tutta la Scozia, divenuti da allora
sinonimo di tradizione, onore ed eccellenza; e la
fama di cui godono taluni di questi reggimenti
è conosciuta in tutto il mondo. Il desiderio
di preservare la memoria e la storia di ogni
singolo reggimento sin dalla sua formazione,
è alla base della spinta popolare alla
fondazione di tutto un sistema di musei
reggimentali che si snoda sull'intero territorio
scozzese.
Questi musei offrono la possibilità di
rivivere la gloria e la sofferenza che compongono
la tradizione militare di una nazione. Ogni
reggimento ha la sua propria uniforme, insegna e
collezione militare che comprende importanti
oggetti d'argenteria, armi, storie personali e
medaglie di valore; oggetti che potrebbero essere
considerati pezzi inestimabili di ogni museo anche
senza il plusvalore affettivo dettato dalla
tradizione. I musei, il più delle volte
gestiti da soldati ormai in pensione, costituiscono
un ruolo importante anche a confronto di tutti gli
altri diversi musei scozzesi. Non solo ospitano
collezioni militari uniche, ma in molti casi sono
la rappresentazione di storie individuali o delle
famiglie dei nostri padri e dei nostri nonni,
offrendo la possibilità di capire le
condizioni di vita ed ambientali in cui si
svolgevano, dipingendo un quadro duro e crudele
della sofferenza delle famiglie che aspettavano in
ansia le scarne notizie provenienti dai campi di
battaglia.
Ogni museo è allestito in edifici storici,
dal Castello di Edimburgo alla romantica Rozelle
House ad Ayr e danno una visione completa ed
ineguagliabile dell'eredità scozzese, dai
famosi Kings Own Scottish Borderers ai Gordon
Highlanders.
ROYAL SCOTS DRAGOON GUARDS
Questo nuovo museo reggimentale all'interno del
Castello di Edimburgo è un tributo al
Reggimento formatosi 25 anni fa dall'amalgama di
tre antichi e famosi reggimenti di cavalleria.
Unico reggimento di cavalleria scozzese oggi ancora
operativo, il Royal Scots Dragoon Guards è
in effetti il motore dell'odierna Armata
Britannica.
Avendo appunto origini antiche che discendono
direttamente da reggimenti del 1678, il R.S.D.G
vanta di una storia che va dalle lunghe e
sanguinose Guerre Europee del XVIII e XIX sec. ad
oggi. L'intervento più recente è
quello del 1991 nella Guerra del Golfo. La storia
del reggimento nei secoli XVII, XVIII e XIX, nella
guerra del Sud Africa del 1899-1902, dalle due
Guerre Mondiali ad oggi è presentata con
cimeli, manichini in uniforme, ritratti e foto, il
tutto correlato di spiegazioni. Il museo comprende
inoltre l'impressionante statuario del Great War
Trooper (Soldato della Grande Guerra) e del suo
cavallo e ricordi degli Scots Grey's (il secondo
Reggimento dei dragoni) nella campagna italiana del
1943 e dell'assedio epico della 3a cavalleria a
Burma nel 1944. Sono anche esposti l'aquila e lo
stendardo della 45a Fanteria Francese recuperati
nella famosa carica dei Royal Scots Grey's nella
Battaglia di Waterloo nel 1815 e la spada del
vincitore, l'eroico Sergente Charles Ewart, la cui
tomba si trova nel Castello di Esplanade.
(...)
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Simbologia
Celtica
L'Orso
Presso i Celti, il cervo l'orso e il cinghiale
erano i simboli del potere, così come gli
uccelli erano manifestazioni dello spirito. Il bue,
il toro e il montone rappresentavano la
fecondità e il potere della natura. I
serpenti, talvolta identificati con i draghi, erano
invece una manifestazione del potere ctonio della
Madre Terra.
L'orso in particolare era il simbolo solare della
classe guerriera e dei monarchi. In alcuni casi
l'orso è assimilato alla Luna (associato dai
Celti alla dea Berne) perché scompare in
inverno e ricompare in primavera, indicando
così i suoi legami con i ritmi della Natura
e di conseguenza con i cicli lunari. L'alito
misterioso dell'orso emana dalle caverne in cui si
rifugia; e questo ne fa una espressione
dell'oscurità e delle tenebre, rafforzandone
la sua funzione di "iniziatore" nei riti guerrieri.
Dotato di forza mostruosa e misteriosa, proprio per
queste suo valenze ctonie, l'orso è un
simbolo potente di forze elementari profonde,
suscettibili di crescita e tenacia, ma anche di
terribili esplosioni di violenza primordiale.
Per i Druidi l'orso rappresentava dunque la
manifestazione del potere temporale del Re,
così come il leone lo era nei paesi
meridionali. E come tale si opponeva
istituzionalmente al cinghiale, simbolo del potere
religioso dei Druidi.
Il nome dell'orso nelle lingue celtiche artos (arth
gallico, art irlandese, arzt bretone) è
facilmente identificabile con Artù (re
Arthus, Arthur). La tradizione ci parla daltronde
delle costellazioni del Grande e del Piccolo Carro
come del cerbyd Artos (il carro d'Artù) o
Piccola e Grande Orsa. Può essere
interessante notare come un tempo la costellazione
della Grande Orsa fosse simboleggiata dal
Cinghiale, per essere poi sostituita dal simbolo
dell'orso; quindi la sostituzione di immagine nella
costellazione della Stella Polare, può
rappresentare simbolicamente la sconfitta del
cinghiale e l'acquisita supremazia del potere
temporale del sovrano su quello spirituale dei
Druidi.
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